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Come riconoscere la pseudoscienza

  • claudia.zanini
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In questo breve video, Sara Rubinelli, professoressa di Scienze della comunicazione al dipartimento di Scienze della salute e medicina dell'università di Lucerna e presidente dell'Associazione internazionale di comunicazione e salute, ci parla di pseudoscienza.

Con il termine pseudoscienza si intendono quelle teorie e correnti di pensiero che pretendono di essere riconosciute come scienza, pur essendo prive di fondamenti scientifici.

Oggi tanta pseudoscienza è persuasiva perché utilizza un linguaggio facile da comprendere. Tra le caratteristiche più importanti degli pseudo-scienziati si annoverano:

  1. Il vittimismo: dipingono sempre la comunità scientifica come ostile, mentre loro sono innovatori all’avanguardia incompresi o cacciati.
  2. I canali di comunicazione non tradizionali. La pseudoscienza non appare sulle riviste scientifiche di qualità, né nelle conferenze di settore e questo perché chi promuove pseudoscienza non segue (o non vuole seguire) le metodologie scientifiche.

"Ciò che porta ai progressi scientifici è pubblicato e accessibile a tutti. Tutti possono pubblicare sulle riviste scientifiche a patto di dichiarare le metodologie di ricerca e produrre risultati validi. La pseudoscienza preferisce siti personali, l’autopubblicazione e produrre video e testi che giocano sull’emotività". Sara Rubinelli, di Omegna, è professoressa di Scienze della comunicazione al dipartimento di Scienze della salute e Medicina dell'università di Lucerna (Svizzera) e presidente di Each, Associazione internazionale di comunicazione e salute.

Master in Disabilità, Design e Innovazione

  • claudia.zanini
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L'innovazione nell'ambito della disabilità è più di una buona idea. Abbiamo sentito abbastanza storie su come le innovazioni "per" persone disabili possano fallire quando le aspettative sono irrealistiche e le ricerche di mercato per valutare i reali bisogni insufficienti. Questo deve cambiare. Un'università di prestigio ha accettato la sfida e propone un nuovo percorso di formazione.

Nel settembre 2020, la University College di Londra lancerà la prima edizione del programma di master "Disability, Design and Innovation". Durante l'anno di formazione, gli studenti impareranno cos'è la disabilità, come le decisioni a livello di design influenzano le persone con disabilità e come il design può essere utilizzato per affrontare le sfide della disabilità. Impareranno anche a integrare l'inclusione e la diversità nel loro pensiero e acquisiranno familiarità con la legislazione sulla disabilità, le politiche e le linee guida che si applicano agli sviluppi del settore della disabilità in tutto il mondo. Impareranno a prendere in considerazione l'inclusione e la diversità, e acquisiranno familiarità con la legislazione sulla disabilità, le politiche e le linee guida che si applicano nell'industria.

Il programma è rivolto a persone con l'ambizione di affrontare le sfide globali dell'innovazione nel campo della disabilità. Tre borse di studio Snowdon Masters Scholarship sono anche riservate a studenti brillanti con disabilità. Le iscrizioni alla prima edizione di questo master sono aperte fino al 10 luglio 2020, e potete saperne di più qui (in inglese).

Vademecum per l'informazione: Social media: quando l'informazione sceglie te

  • claudia.zanini
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Ecco un nuovo capitolo del Vademecum per l'informazione redatto da Sara Rubinelli con i colleghi Nicola Diviani, Claudia Zanini e Maddalena Fiordelli, docenti e ricercatori dell'università di Lucerna e dell'università della Svizzera italiana. Il tema di oggi è l'informazione sui social media.

In queste settimane abbiamo cercato e ricevuto informazioni sulla pandemia in atto, sul virus e i sintomi che causa, su come proteggerci, ecc. Probabilmente una parte di queste informazioni veniva dai social media. Ma come vengono presentate le news sui social media? Di seguito trovate cinque aspetti da considerare sulle notizie che ci vengono proposte sui social media.

Quando leggiamo o guardiamo il video di una notizia trovata sui social media, ricordiamoci che:

1. LE  NOTIZIE SI ADATTANO ALLE NOSTRE ABITUDINI

In media spendiamo 15 secondi per leggere un articolo e guardiamo un video per 10 secondi. Non c'è quindi da stupirsi che le notizie sui social media siano riportate in brevi articoli o video e poco approfondite. 

2. NON TUTTA L’ATTUALITÀ È NEI NEWS FEED

L’attualità non si riduce alle informazioni che troviamo nei news feed. Più si parla di un fenomeno, più troveremo informazioni al riguardo. Il resto passa in secondo piano. Da quando è iniziata l’epidemia di COVID-19 non si sente quasi più parlare di guerre, immigrazione o criminalità. 

3. UNA QUESTIONE DI LIKE

I social media sono come la vetrina di un negozio. Il negoziante sceglie i vestiti più in voga da esporre in vetrina per attrarre i clienti. Così, i social media ci presentano le notizie più popolari: più una notizia riceve like ed è condivisa, più possibilità ci sono che appaia nel nostro news feed. 

4. GLI AMICI CI INFLUENZANO

Volenti o nolenti l’opinione dei nostri amici condiziona il nostro pensiero e i nostri comportamenti. I social media amplificano questo fenomeno mettendo in primo piano i contenuti con cui loro interagiscono.

5. UN ALGORITMO CHE RAFFORZA LE NOSTRE CONVINZIONI 

Quello che vediamo nel nostro news feed è il risultato di un algoritmo che tende a proporci ciò che ci interessa e ci piace. Nel caso delle notizie, i social media ci presentano spesso contenuti in linea con il nostro pensiero. 

Ricordiamoci che le notizie proposte dai social media non sono rappresentative né di ciò che succede nel mondo né di tutto ciò che viene detto su un certo tema. Inoltre, i social media non sono un luogo per l’approfondimento. Non dimentichiamo, quindi, di informarci anche attraverso altri canali. 

 

Vademecum per l'informazione: Quando la «bufala» viene da un premio Nobel

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Ecco un nuovo capitolo del Vademecum per l'informazione redatto da Sara Rubinelli con i colleghi Nicola Diviani, Claudia Zanini e Maddalena Fiordelli, docenti e ricercatori dell'università di Lucerna e dell'università della Svizzera italiana. Il tema di oggi sono sono le "bufale d'autore".

Nel nostro Vademecum abbiamo già dato consigli su come capire se chi parla è credibile. Elemento cardine è la competenza dell’oratore, che deve essere specialistica e dimostrata da una formazione specifica o da una lunga esperienza sul campo. 

Il “caso Luc Montagnier” ha fatto molto discutere proprio perché questi criteri erano soddisfatti. Una “bufala”, quindi, può arrivare anche da una fonte autorevole come un premio Nobel per la medicina. Come fare a riconoscerla?

Vi proponiamo tre criteri aggiuntivi ispirati a una riflessione del filosofo Alvin Goldman per rispondere alla domanda: È una bufala?

  1. Cosa dice la comunità scientifica? Nel caso in cui due esperti abbiano opinioni diverse, cerchiamo di capire cosa dice la comunità scientifica. Sebbene non sia impossibile che la maggioranza si sbagli, è più facile che a sbagliarsi sia il singolo.
  2. Ci sono conflitti di interesse? Non è forse facile valutare se un esperto ha dei conflitti di interesse o meno. Ma resta un punto cardine. Nelle pubblicazioni scientifiche, per esempio, i ricercatori sono tenuti a indicare chi finanzia lo studio (università, casa farmaceutica, fondi pubblici).
  3. Cos’altro sostiene l'esperto? Un ultimo punto riguarda le affermazioni dell’esperto su altri temi simili: sono contestate o condivise? Rispecchiano il parere della comunità scientifica? Se un esperto sistematicamente canta fuori dal coro, forse è solo perché ama sentire la sua voce.

Nell’era delle fake news, a complicare le cose ci si mettono persone che, forti della loro autorevolezza, divulgano opinioni in contrasto con quelle della comunità scientifica. Per orientarci tra le dichiarazioni degli esperti dobbiamo esercitare il nostro senso critico. 

Quando la polemica precede l'ascolto

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Oggi vi proponiamo una breve riflessione di Sara Rubinelli sulla comunicazione e sull'importanza dell'ascolto. Sara Rubinelli è professoressa di comunicazione al dipartimento di Scienze della salute e medicina dell'Università di Lucerna e presidente di EACH, l'Associazione internazionale per la comunicazione sanitaria.

Cliccate qui per guardare il video!

La buona comunicazione ha bisogno di tempo per capire e ponderare, ma in questo periodo la comunicazione è molto veloce. Si mescolano questioni di salute con questioni di economia, di politica, di etica.

Tutti hanno diritto di esprimere la propria opinione. Ma in questa cacofonia di opinioni, si rischia che tutti (esperti e non esperti) parlino e nessuno ascolti le ragioni dell'altro. Molto hanno anche degli argomenti validi. Ma quando la polemica precede l'ascolto, le incomprensioni si moltiplichino e le soluzioni condivise rischiano di restare un miraggio.

«Crip Camp»:il documentario sulla Woodstock per persone disabili che fu l'inizio di una rivoluzione

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Il documentario "Crip Camp: A Disability Revolution" (disponibile su Netflix ) racconta di Camp Jened, un campo estivo per giovani disabili, che è stato l'inizio di una rivoluzione.

Le immagini storiche sono state girate all'inizio degli anni Settanta dal collettivo People’s Video Theatre. Il film è co-diretto da Jim LeBrecht, un attivista disabile nato con la spina bifida che ha frequentato il campo quando aveva 15 anni. Il documentario mostra rari filmati di Camp Jened, dove giovani con ogni tipo di disabilità hanno sperimentato una rara libertà: al campo, erano considerati prima di tutto come persone, con i loro bisogni (tra cui anche il bisogno di assistenza), desideri e aspirazioni. Hanno così condiviso le loro esperienze, hanno discusso di questioni come i genitori iperprotettivi e il comune desiderio di accettazione sociale. E hanno iniziato ad organizzarsi per ottenere ciò che la vita avrebbe potuto offrire loro ma che la società non offriva loro. Il campo estivo ha avuto un ruolo importante anche nella nascita del movimento per i diritti dei disabili alla fine degli anni Settanta e Ottanta.

Ecco il trailer del premiato documentario (con sottotitoli in francese), prodotto da Barack e Michelle Obama. La versione in italiano è già disponibile.

 

Nuove conoscenze in medicina

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Nel nostro Vademecum per l'informazione abbiamo parlato di scienza e abbiamo proposto alcune riflessioni per rispondere alla domanda: la scienza si contraddice?

Sul tema della scienza e della medicina, c'è un altro tema molto importante, il tema dell'incertezza. Spesso (forse per rassicurare) la medicina viene presentata come se la sua conoscenza fosse definitiva. Ma la medicina, come ogni altra scienza, è una conoscenza in divenire, una conoscenza che si sviluppa e si accumula. Ciò significa che ciò che sappiamo oggi potrebbe non essere valido domani perché avremo capito meglio il fenomeno.

Per saperne di più su come acquisiamo nuove conoscenze in medicina, guardate questo TED Talk di Kevin Jones. Il video è in inglese, ma c'è la possibilità di riprodurre i sottotitoli in italiano (e anche in altre lingue; potete attivare i sottotitoli cliccando sul bottone accanto a quello del volume).

Vademecum per l'informazione: La scienza si contraddice?

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Ecco un nuovo capitolo del Vademecum per l'informazione redatto da Sara Rubinelli con i colleghi Nicola Diviani, Claudia Zanini e Maddalena Fiordelli, docenti e ricercatori dell'università di Lucerna e dell'università della Svizzera italiana. Il tema di oggi sono la scienza...e le sue apparenti contraddizioni. 

Specialmente in una situazione in continua evoluzione come quella dell'attuale pandemia di COVID-19, anche la conoscenza evolve velocemente, o meglio si costruisce. Ciò che sembrava vero oggi, sarà forse modificato domani. E oggi vi sono temi su cui gli esperti sembrano in disaccordo tra loro. Per esempio, quali trattamenti si riveleranno efficaci? Quando sarà pronto un vaccino? Dovremo aspettarci altri picchi dell'epidemia?

Per capire queste contraddizioni, serve conoscere come funziona la scienza. Il procedere scientifico è tecnico e avanza lentamente perché i fenomeni da spiegare sono complessi. Quindi, quando leggiamo o ascoltiamo una notizia che parla di cos’è il COVID-19, che a prima vista contraddice quello che abbiamo letto ieri, o ascoltiamo un esperto che contraddice quello che altri hanno detto prima, ricordiamoci che:

  1. La scienza si costruisce come un puzzle. Ogni buona ricerca indaga qualcosa che non è ancora conosciuto, basandosi sul sapere già accumulato. Ogni nuova ricerca aggiunge quindi un pezzetto di conoscenza alla conoscenza esistente.
  2. Uno studio è solo un pezzo del puzzle. Servono tanti pezzi (quindi tanti studi) per capire bene un fenomeno. A volte, presi dall’entusiasmo o dal desiderio di contribuire, i singoli esperti sembrano dimenticarsene e riportano risultati di un singolo studio come se fossero generalizzabili.
  3. La scienza ha dei limiti. La scienza ha scoperto molto, ma vi sono aspetti della realtà che rimangono sconosciuti a lungo. Quando un fenomeno è ancora poco conosciuto esistono solo opinioni o studi parziali che possono essere in contrasto.
  4. La scienza supera se stessa e cresce. Talvolta la scienza si contraddice semplicemente perché, conoscendo di più un fenomeno, si capisce che la comprensione di prima era sbagliata. Per esempio, si è scoperto che la terra è rotonda e non piatta come si pensava.  In generale, però, il procedere scientifico parte sempre da un’ipotesi che va confermata o falsificata.
  5. La scienza e le notizie. Il tempo è un fattore determinante nello studio di fenomeni complessi come una nuova malattia. Le notizie di oggi  potrebbero essere in contraddizione con quelle di ieri perché si è scoperto qualcosa di nuovo. È quindi importante verificare la data di pubblicazione delle notizie.

Quando una notizia sembra in contraddizione con un’altra o quando un esperto sembra essere in disaccordo con un altro riflettiamo sui punti elencati. Eviteremo così di diventare scettici o confusi.

#scienzaeconoscenza

Vademecum per l'informazione: Come riconoscere le teorie del complotto?

  • claudia.zanini
  • Attuali
"Da dove viene il virus?" E' una delle domande ricorrenti in questa fase di emergenza da coronavirus. Più che risposte, prosperano le teorie del complotto, che sono pericolose perché distraggono e possono indurre comportamenti rischiosi o ansie.

Al riguardo ecco il nuovo video di Sara Rubinelli con i colleghi Nicola Diviani, Claudia Zanini e Maddalena Fiordelli, docenti e ricercatori dell'università di Lucerna e dell'università della Svizzera italiana.

Come riconoscere le teorie del complotto?

  1. C'è sempre un cattivo. In tutte le teorie del complotto c'è un "cattivo", un potere forte e manipolatore che può tutto, e ci sono delle vittime. Il nemico può essere una persona, ma spesso è un gruppo, un'organizzazione o una nazione.
  2. Nulla è come sembra. Un'altra caratteristica delle teorie del complotto è quella di rinforzare il sospetto e la diffidenza nei confronti della versione ufficiale ("c'è qualcosa che non va"). Queste teorie ci invitano a guardare sotto la superficie per individuare le azioni e le vere intenzioni dei cospiratori.
  3. Tutto è collegato. La terza caratteristica è quella di reinterpretare accadimenti come cause ed effetti (quando invece sono coincidenze). Alcuni fatti vengono estrapolati dal contesto, intessuti tra loro e utilizzati a supporto delle tesi.
  4. Risposte a domande senza risposta. La quarta caratteristica è quella di dare risposte a domande per cui ancora non c'è una risposta. L'essere umano, per natura, cerca delle risposte e preferisce spiegazioni astruse a nessuna spiegazione. Le teorie del complotto soddisfano questo bisogno.
  5. Non siamo in grado di smentirle. L'ultima caratteristica delle teorie del complotto è che sono impossibili da smentire per i più. Le prove su cui si fondano sono infatti difficilmente verificabili in assenza di mezzi tecnici e competenze specialistiche.

Se riconosciamo una o più di queste caratteristiche nelle informazioni che abbiamo ricevuto, possiamo avere il dubbio che si tratti di una teoria complottista ed evitare così di condividerla.

Coronavirus: La ricerca cosa fa?

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L'attuale pandemia di COVID-19 ha un impatto su diversi aspetti delle nostre vite. La scienza è chiamata a dare il suo contributo per aiutare la società capire e gestire al meglio la situazione.

L’analisi delle aree su cui si sta muovendo la ricerca scientifica aiuta a comprendere alcune tra le sfide più grandi che la società sta affrontando. Ne parla in questo video Sara Rubinelli, professoressa di comunicazione al dipartimento di Scienze della salute e medicina dell'università di Lucerna (Svizzera) e presidente di EACH, l'Associazione internazionale per la comunicazione in ambito sanitario.

Un breve sguardo alla ricerca mostra infatti che, in aggiunta agli studi sul virus, sulla sua origine e diffusione, sui trattamenti e il vaccino, c'è molto da fare anche in altri ambiti:

  1. La comunicazione sanitaria. Come supportare la comunicazione tra medici, pazienti e familiari quando le cattive notizie sono tante, si lavora in stato di urgenza e le possibilità di vicinanza e dialogo sono limitate?
  2. La formazione degli operatori sanitari. Che tipo di formazione è necessaria per gli operatori sanitari che devono gestire un problema sanitario di tale portata, in condizioni d’urgenza e con moltissimi decessi?
  3. La cattiva informazione. Come evitare che fake news o notizie provenienti da non esperti influiscano negativamente sui comportamenti della popolazione?
  4. La riforma dei sistemi sanitari. Come potenziare l'assistenza e le cure a domicilio (la community care) complementare alla cura in ospedale (hospital care)?
  5. La psicologia. Quali metodi sono più efficaci per aiutare le persone a gestire i lutti, resi ancora più difficili dal non poter assistere personalmente i propri cari? Come ridurre ansia, stress e stress post traumatico?

 

Partecipa anche tu alla #stayhomechallenge!

  • claudia.zanini
  • Attuali

Si tratta di una campagna promossa dall'Associazione svizzera dei paraplegici con lo scopo di incentivare le persone paraplegiche e tetraplegiche a muoversi durante queste settimane di pausa forzata. È stata lanciata contemporaneamente nelle quattro regioni linguistiche della Svizzera.

In Ticino, la #stayhomechallenge è stata iniziata dall'atleta paralimpico Murat Pelit: Murat ha pubblicato un video in cui indica le ore di allenamento che sta svolgendo a casa sua e nomina due sportivi in carrozzella, che a loro volta poi nomineranno altre due persone, e così via. La sfida si prefigge di raggiungere complessivamente le 8670 ore di allenamento a casa durante questo periodo di crisi e lo fa coinvolgendo il maggior numero di persone in carrozzella. Per raggiungere l'obiettivo, tutti possono partecipare, indicando le proprie ore di allenamento all'Associazione svizzera dei paraplegici. 

Le ore svolte da ogni singola persona e indicate all'Associazione svizzera dei paraplegici vengono poi raccolte in tre ambiti, ovvero: forza, resistenza e coordinazione. Un contatore indica il livello nei tre ambiti e quanto manca al raggiungimento degli obiettivi. I barometri sono visibili sul portale dell'Associazione svizzera dei paraplegici.

Insomma, una sfida per mantenersi in forma e stare uniti ... aspettando (e sperando!) che il Gruppo Paraplegici Ticino e il Gruppo InSuperAbili possano presto riprendere le loro attività!

Se vuoi partecipare alla challenge, manda una mail con i tuoi tempi di allenamento a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. e posta un video di un tuo allenamento sul tuo profilo Facebook con il tag @RollstuhlsportEvents e l'hashtag #WheelchairSportNeverStops!

Segui le attività dell'Associazione svizzera dei paraplegici su Facebook https://www.facebook.com/paraplegikervereinigung!

Cartella informatizzata del paziente da domani in tutta la Svizzera

  • claudia.zanini
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La cartella informatizzata del paziente (CIP), già esistente nel Cantone di Ginevra, sarà generalizzata in Svizzera domani, il 15 aprile 2020. Gli ospedali e le cliniche saranno tenuti a partecipare al progetto e a riportare tutti i dati raccolti sul paziente. I medici, invece, non sono ancora obbligati a partecipare.

La CIP promette molti vantaggi: un migliore coordinamento e una migliore trasparenza nelle cure; la disponibilità veloce delle informazioni in caso di emergenza; nessun rischio di perdere documenti; nonché per il paziente l'accesso e il controllo facile sulla cartella personale. Solo il paziente e il pronto soccorso hanno accesso diretto ai dati, tutti gli altri hanno il diritto di accesso solo con il consenso del paziente.

Ma restano aperte alcune domande: i dati (cartelle cliniche, prescrizioni, radiografie, ecc.) sono a disposizione del paziente, ma come comprendere i risultati delle analisi? È bello che il medico curante abbia accesso a tutti i dati clinici che riguardano il paziente, ma avrà il tempo di leggerli o le informazioni importanti saranno perse nella massa? E se la diagnosi è grave, quando saranno disponibili i documenti che la attestano sulla CIP?

Per maggiori informazioni sulla CIP o per aprirne una, ecco il link alla la piattaforma informativa ufficiale di eHealth Suisse, Confederazione e Cantoni: https://www.patientendossier.ch/it/popolazione/breve

E voi, cosa ne pensate della CIP? Ne aprirete una?

Vademecum per l'informazione: Perché ci vuole tanto per un vaccino?

  • claudia.zanini
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Ecco il nuovo capitolo del Vademecum per l'informazione. Il tema di oggi è il vaccino. La domanda è ricorrente: perché ci vuole tanto tempo per sviluppare un vaccino per il COVID-19? Trovate la risposta in questo video.

Lo sviluppo di un vaccino, come quello di un farmaco, richiede tempo, sovente anche anni. E' un processo complesso con protocolli rigorosi per garantire sicurezza ed efficacia:

  1. I ricercatori devono prima di tutto studiare il microorganismo responsabile della malattia e capire come interagisce con l'organismo umano.
  2. A seguire sviluppano il vaccino e fanno i primi test in laboratorio: "in vitro" (ossia in provetta) e "in vivo" (ossia su animali).
  3. Se questi test hanno successo, si passa alla sperimentazione clinica, cioè sulle persone. In situazioni di emergenza le autorità sanitarie possono consentire che si passi alla sperimentazione clinica in tempi ridotti, ma il principio di precauzione ("non nuocere") non può venire meno.

La sfida che i ricercatori stanno affrontando attualmente per sviluppare in tempo record un vaccino per il COVID-19 è molto grande. Per dirla con le parole di H. Holden Thorp, redattore capo della rivista scientifica Science: "Non si tratta solo di riparare un aereo mentre vola, ma di riparare un aereo che vola…mentre è ancora in fase di progettazione".

Nell'attesa (e nella speranza) che la scienza sviluppi un vaccino, non ci resta che seguire le raccomandazioni dell'OMS e del Ministero della Salute e mettere in pratica le misure di contenimento dell'epidemia.

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