Ecco un nuovo capitolo del Vademecum per l'informazione redatto da Sara Rubinelli con i colleghi Nicola Diviani, Claudia Zanini e Maddalena Fiordelli, docenti e ricercatori dell'università di Lucerna e dell'università della Svizzera italiana. Il tema di oggi sono sono le "bufale d'autore".

Nel nostro Vademecum abbiamo già dato consigli su come capire se chi parla è credibile. Elemento cardine è la competenza dell’oratore, che deve essere specialistica e dimostrata da una formazione specifica o da una lunga esperienza sul campo. 

Il “caso Luc Montagnier” ha fatto molto discutere proprio perché questi criteri erano soddisfatti. Una “bufala”, quindi, può arrivare anche da una fonte autorevole come un premio Nobel per la medicina. Come fare a riconoscerla?

Vi proponiamo tre criteri aggiuntivi ispirati a una riflessione del filosofo Alvin Goldman per rispondere alla domanda: È una bufala?

  1. Cosa dice la comunità scientifica? Nel caso in cui due esperti abbiano opinioni diverse, cerchiamo di capire cosa dice la comunità scientifica. Sebbene non sia impossibile che la maggioranza si sbagli, è più facile che a sbagliarsi sia il singolo.
  2. Ci sono conflitti di interesse? Non è forse facile valutare se un esperto ha dei conflitti di interesse o meno. Ma resta un punto cardine. Nelle pubblicazioni scientifiche, per esempio, i ricercatori sono tenuti a indicare chi finanzia lo studio (università, casa farmaceutica, fondi pubblici).
  3. Cos’altro sostiene l'esperto? Un ultimo punto riguarda le affermazioni dell’esperto su altri temi simili: sono contestate o condivise? Rispecchiano il parere della comunità scientifica? Se un esperto sistematicamente canta fuori dal coro, forse è solo perché ama sentire la sua voce.

Nell’era delle fake news, a complicare le cose ci si mettono persone che, forti della loro autorevolezza, divulgano opinioni in contrasto con quelle della comunità scientifica. Per orientarci tra le dichiarazioni degli esperti dobbiamo esercitare il nostro senso critico. 

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