A Tokyo, piccoli robot accompagnano turiste e turisti in una visita guidata di 90 minuti nel quartiere di Nihonbashi. I robot sono fissati a un supporto sullo zaino, all’altezza delle spalle. Vengono controllati a distanza da persone che, a causa di malattia o disabilità, lavorano come guide direttamente da casa.
Le guide pilotano i robot tramite computer o tablet. Grazie a telecamera e microfono, parlano in diretta con il gruppo (in inglese o in giapponese) e possono controllare gesti e movimenti. In questo modo raccontano storia e cultura del quartiere e condividono anche piccoli segreti che spesso passano inosservati.
Dietro a questa iniziativa c’è OryLab, l’azienda che gestisce anche l’Avatar Robot Café Dawn. In questo caffè, collaboratrici e collaboratori con malattie o disabilità comunicano con i clienti e li servono a distanza, sempre tramite robot.
Che cosa ne pensate di questo modello di lavoro a distanza? Vi sembra più un’idea futuristica o una soluzione concreta per favorire la partecipazione al mondo del lavoro?
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A Tokyo, persone in sedia a rotelle accompagnano i turisti in città grazie a robot
A Tokyo, piccoli robot accompagnano turiste e turisti in una visita guidata di 90 minuti nel quartiere di Nihonbashi. I robot sono fissati a un supporto sullo zaino, all’altezza delle spalle. Vengono controllati a distanza da persone che, a causa di malattia o disabilità, lavorano come guide direttamente da casa.
Le guide pilotano i robot tramite computer o tablet. Grazie a telecamera e microfono, parlano in diretta con il gruppo (in inglese o in giapponese) e possono controllare gesti e movimenti. In questo modo raccontano storia e cultura del quartiere e condividono anche piccoli segreti che spesso passano inosservati.
Dietro a questa iniziativa c’è OryLab, l’azienda che gestisce anche l’Avatar Robot Café Dawn. In questo caffè, collaboratrici e collaboratori con malattie o disabilità comunicano con i clienti e li servono a distanza, sempre tramite robot.
Che cosa ne pensate di questo modello di lavoro a distanza? Vi sembra più un’idea futuristica o una soluzione concreta per favorire la partecipazione al mondo del lavoro?
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