Lo sport adattivo che riaccende la passione e combatte contro i pregiudizi sulla disabilità

Il pugilato è uno sport che ha sempre generato emozioni contrastanti. Alcuni ritengono che debba essere vietato a causa della sua brutalità e il rischio di traumi cerebrali. Eppure la boxe rimane uno degli sport da combattimento più popolari al mondo.

Negli ultimi anni il pugilato si è guadagnato una certa popolarità anche tra le persone con disabilità, tra cui quelle in carrozzina. Mentre ad alcune persone riesce difficile immaginare un match di boxe in carrozzina, per altri questa disciplina dona l’opportunità di ritrovare una passione e un obiettivo nella vita. Vi presentiamo alcune di queste storie.

Imparare a perdere

“Le persone hanno maggiori pregiudizi nei confronti degli individui disabili. Dobbiamo dimostrare il nostro valore più di quanto debbano farlo le persone senza disabilità.”

charles wilton

(Fonte: Facebook @Dreamboxerdocumentary)

Il canadese Charles Wilton è affetto da paralisi cerebrale con tetraplegia spastica. Abbandonato dai suoi genitori, è cresciuto in un sistema di affidamento fino a quando è stato adottato da un logopedista all’età di 7 anni.

Ha sviluppato la passione per la boxe dopo aver concluso il liceo. Non voleva solamente praticare la boxe ma partecipare a un vero incontro agonistico.

Al pari di altre persone disabili, Charles si è sempre sentito dire che ciò “era impossibile” e “impensabile” a causa della sua condizione fisica. Ma per Charles nulla è impossibile, e preferisce concentrarsi su ciò che invece può essere fatto.

“Non siamo deboli. Siamo più dei nostri corpi.”

Verso la fine del 2017, Charles e il suo manager hanno intrapreso il progetto di organizzare il suo primo incontro ufficiale di boxe in carrozzina. Poiché gli organizzatori nel Regno Unito si sono rifiutati di assumersi responsabilità per un match di pugilato in carrozzina, il primo incontro di Charles è stato cancellato con breve preavviso.

Ma queste delusioni non potevano impedire a Charles di perseguire il suo sogno.  Così, finì per entrare in contatto con Jesse Sparkman, un altro pugile in carrozzina con paralisi cerebrale, che ha accettato l’invito di Charles a partecipare a un incontro non autorizzato. Il match si è svolto senza spettatori ma è stato ripreso nel quadro di un documentario, che trovate qui sotto, per dimostrare al mondo intero quanto sono possono essere tenaci le persone con disabilità, sia fisicamente che mentalmente.

Charles non ha vinto l’incontro, ma è rimasto comunque soddisfatto di imparare a perdere. Ha affermato:

“Ho perso, ma non ho fallito. Questa è la boxe. Si perde e si passa a progetti ancora più grandi.”

Recuperare la forza e la fiducia

Proprio come Charles, il newyorchese Donahue Fields ha più da guadagnare che da perdere praticando la boxe in carrozzina. Vittima di un colpo d’arma da fuoco, Donahue convive con la lesione midollare dal 2003. La sua riabilitazione non è iniziata sotto i migliori auspici: Donahue è stato infatti picchiato e derubato mentre si stava riprendendo dall’amputazione della gamba in una casa di cura, un evento che lo portò a depressione e tendenze suicide. Fortunatamente, in seguito conobbe la sua partner e iniziò a ritrovare le proprie motivazioni nella vita.

donahue fields mit seiner schwangeren partnerin jasmine

Donahue Fields con la sua partner incinta Jasmine ad aprile del 2019. (Fonte: Nolan Ryan Trowe / https://www.nytimes.com/)

Uno dei suoi primi propositi fu quello di tornare ad allenarsi in palestra. È proprio qui che scoprì la boxe in carrozzina, uno sport che non solo gli permette di recuperare la sua forma fisica di picco ma che gli insegna al contempo l’autodifesa in carrozzina. Al contrario delle persone che pensano che il pugilato promuova la violenza, Donahue vede in questa disciplina invece un’uscita dalla brutalità:

“Alcuni di noi ci vedono un modo per esprimere lo spirito dentro di noi. Serve uno scopo e porta soddisfazione.”

Nel video qui sotto Donahue condivide altri cambiamenti positivi che la boxe rende possibile:

Ora Donahue insegna il pugilato in carrozzina. Così facendo spera di aiutare altre persone con disabilità a recuperare le proprie forze e la fiducia in se stessi come è stato in grado di fare lui. Spera inoltre di riuscire a far includere questa disciplina nei Giochi paralimpici.

Prossima fermata: Paralimpiadi

Donahue non è l’unica persona che ha questo desiderio. Colin Wood, un coach sportivo britannico che sta progressivamente perdendo la vista, condivide la medesima ambizione. Vuole vedere uno sport dove possono partecipare e competere persone di tutte le abilità. La boxe in carrozzina è infatti un’opzione perfetta perché si presta a svariati livelli di disabilità e può migliorare la resistenza e la coordinazione.

Ci sono comunque ostacoli da superare prima che la boxe in carrozzina possa essere inclusa nei Giochi paralimpici. Secondo il capitolo dedicato ai Giochi paralimpici del Manuale del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), affinché qualsiasi sport individuale possa essere considerato per l’inclusione alle Paralimpiadi deve essere “ampiamente e regolarmente praticato in almeno 32 Paesi e tre regioni dell’IPC”. Inoltre, lo sport deve avere regole standardizzate.

Al fine di riuscire a concretizzare il sogno paralimpico, Colin ha creato organizzazioni come il World Adaptive Boxing Council. Il suo l’obiettivo è di riunire i pugili di tutto il mondo e praticare la boxe adattiva, espressione usata per descrivere il pugilato in carrozzina, secondo le medesime regole: incontri di tre round da tre minuti con protezioni per la testa sempre indossate. I pugili non sono solo classificati in sei diverse classi di peso, ma anche per disabilità, secondo un sistema di punti basato sul loro livello di mobilità e movimento del tronco sulla carrozzina.

In questo video, Colin e i suoi colleghi spiegano in dettaglio il loro piano per standardizzare la boxe in carrozzina e renderla sicura:

Ad oggi 28 sport sono inclusi nelle Paralimpiadi, con il badminton e il taekwondo a fare il proprio debutto ai prossimi Giochi paralimpici di Tokyo. Speriamo che, grazie agli sforzi di Colin e di tutti gli altri appassionati di boxe in carrozzina, questo sport di combattimento adattivo possa finalmente entrare in scena alle Paralimpiadi nel prossimo futuro.

Cosa ne pensate della boxe in carrozzina? Qual è il vostro sport paralimpico preferito?

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