Il film “4 Feet: Blind Date” rompe i tabù sulla disabilità e la sessualità

La sessualità è uno dei temi più difficili di cui parlare pubblicamente. E potrebbe risultare ancora più scomoda da affrontare tra gli adolescenti e tra le persone con disabilità. Ma è davvero così?

L’anno scorso, una troupe cinematografica argentina ha prodotto un cortometraggio dal titolo “4 Feet: Blind Date”, con l’intenzione di rompere proprio questi tabù. Raccontano la storia di una giovane ragazza su una carrozzina elettrica e del suo desiderio sessuale.

Esplorare la sessualità in carrozzina sul grande schermo. (Fonte: pagina Facebook @4feet.metroveinte)

Rompere i tabù: disabilità e sessualità

Ezequiel Lenardón (produttore), Rosario Prazolo Masjoan (scenegiattrice) e María Belén Poncio (regista): il dream team che ha rotto il tabù del sesso e della disabilità. (Fonte: pagina Facebook @4feet.metroveinte)

L’idea dietro a “4 Feet: Blind Date” nasce quando Ezequiel Lenardón, produttore creativo del film, partecipò a un TED talk di Rosario Perazolo Masjoan. Rosario fa uso della carrozzina ed è un’attivista per i diritti dei disabili. Nella sua presentazione a TED, ha condiviso il modo in cui le persone e la società nel suo insieme percepiscono la sua disabilità, nonché i pregiudizi a essa associati. Come molti altri, Rosario è frustrata di come la società, lo stato e il sistema giudiziario non riescano a riconoscere e trattare le persone con disabilità su un piano di parità rispetto ad altri individui.

In un’intervista a Teen Vogue, una rivista di moda e lifestyle per adolescenti, Rosario ha rivelato che:

“Nella mia esperienza di persona che è cresciuta con una disabilità, avevo tantissime domande a cui non trovavo risposta perché tutti i miei amici e le persone su internet avevano vissuto esperienze totalmente diverse dalle mie”.

Rimasto colpito dalla prospettiva di Rosario, Ezequiel l’ha contattata per collaborare a un film incentrato sulla sua missione di sdrammatizzare la disabilità. Più tardi, Rosario ha suggerito di includere la sessualità come seconda tematica del film. Hanno così finito per scrivere una storia fittizia su una ragazza di nome Juana, ansiosa di esplorare la propria sessualità affidandosi a un appuntamento al buio con un ragazzo incontrato sui social media.

Accorpando due tabù comuni in seno alla società, ovvero la disabilità e la sessualità, la squadra di produzione puntava a suscitare domande, incoraggiare dibattiti e ribaltare le percezioni erronee sulla disabilità. Ad esempio, per dare finalmente una risposta a una delle domande più fuori luogo da porre a una persona con disabilità: riesci a fare sesso?”

Massimizzare l’inclusione grazie alla realtà virtuale

La troupe del film voleva avvicinare il pubblico quanto più possibile alla tematica della disabilità. Hanno così deciso di presentare il film in realtà virtuale (VR).

Non è fantascienza: il pubblico può ora guardare in realtà virtuale un film sulla disabilità e la sessualità. (Fonte: Instagram @4feet.metroveinte)

Un film in realtà virtuale è ripreso in 360 gradi. Invece di guardare il film dall’esterno, il pubblico è in grado di osservare ogni dettaglio dell’ambiente in cui si muovono i personaggi grazie all’apposito dispositivo di visualizzazione. In questo modo si riesce a fornire al pubblico un’esperienza di intima immersione e quindi di scoperta del mondo della disabilità.

Produrre un film in realtà virtuale è però tutt’altro che facile. Tutto ciò che è presente sul set viene catturato dalla camera a 360 gradi. Il direttore del film e le squadre di supporto non possono pertanto guidare gli attori sul set: il team ha quindi dovuto dedicare più tempo alle prove e alla pratica sul set prima delle vere riprese.

Il loro duro lavoro ne è valso la pena: “4 Feet: Blind Date” è diventato il primo film al mondo in realtà virtuale ad affrontare la disabilità e la sessualità. In questo video potete scoprire che cosa è piaciuto e quali impressioni abbia avuto sul pubblico questo film in realtà virtuale senza precedenti.

Esperienze promettenti e progetti futuri

La squadra di produzione ha rivelato che lavorare con Rosario abbia aperto i loro orizzonti e spronato a pensare a un’inclusione davvero universale, ad esempio all’accessibilità delle postazioni di ripresa. Il regista ha addirittura dedicato del tempo supplementare a Rosario e alla sua famiglia per poter capire più a fondo la sua esperienza di persona con disabilità, assicurandosi che il suo vissuto fosse debitamente rispecchiato nel film.

Sin dall’uscita del film nel 2018, “4 Feet: Blind Date” è stato proiettato in occasione di festival del cinema in svariati paesi, tra cui la Biennale di Venezia del 2018 e il Sundance Film Festival del 2019, il più grande festival del cinema indipendente degli Stati Uniti. Nel seguente video la squadra di produzione condivide i propri pensieri sul film:

A seguito del successo ai festival del cinema, la squadra ha già iniziato a lavorare su un sequel con la medesima protagonista, Juana. Sperano di poter presentare ancora più storie di persone con disabilità su altri temi come l’amicizia, le droghe e l’aborto: ancora una volta, tematiche su cui spesso le persone preferiscono tacere e la cui visione può generare sconforto.

Per ricevere gli ultimi aggiornamenti su “4 Feet: Blind Date” e i relativi progetti, potete consultare la pagina Facebook ufficiale del film e il relativo account Instagram.

Che cosa ne pensate di questo film? Rompere i tabù è un buon metodo per sensibilizzare il pubblico alla tematica della disabilità?

[traduzione del post originale in inglese]

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